PROGRAMMAZIONE DEI MODULI SOFT CLIL PER LA SCUOLA PRIMARIA

By Francesco Tosto

Tante app per insegnare l’inglese ai bambini

Sottoporre ai bambini dei collegamenti interdisciplinari attraverso lezioni CLIL è un requisito di qualsiasi programmazione didattica. L’impostazione di questi contenuti necessita però di attenta strutturazione e pianificazione.

Il grande scoglio di fare CLIL alla Scuola Primaria sta nel fatto di dover veicolare contenuti non disciplinari in una lingua nella quale gli alunni sono principianti pressoché assoluti. Pertanto, il docente dovrà ideare una serie di strategie multisensoriali per far passare il messaggio (anche globalmente) ricorrendo unicamente alla lingua inglese.

Il concetto alla base del CLIL è la didattica veicolare, ovvero che usa la lingua straniera per veicolare i contenuti da apprendere: tradurre questi contenuti tradisce, com’è ovvio, la logica sottesa alla didattica CLIL, il cui fine è proprio quello di aiutare gli alunni a sviluppare delle strategie per comprendere quanto viene detto nella lingua straniera.

Il vero valore aggiunto del CLIL non è certo la quantità di vocabolario CALP o BIC (ovvero accademico o generale) appreso dagli alunni, bensì il lavoro che porta il docente e gli studenti a comunicarsi degli input non linguistici usando un codice diverso dalla lingua madre.

La tecnologia (particolarmente video, giochi interattivi su LIM e altre risorse multimediali) può essere un grande alleato dei docenti. Ma ciò che è realmente indispensabile è una attentissima pianificazione della lezione, che parta dalle competenze che la classe condivide (ovvero che sono realmente possedute dalla stragrande maggioranza degli alunni) e che utilizzi metodologie e materiali che possano essere maneggiati attivamente e in modo partecipato dai bambini.

Alleghiamo a questo articolo una scheda utile nella fase di pianificazione, perché presenta in modo ordinato le varie voci di una checklist di programmazione didattica e le fasi del progetto.

Nella Scuola Primaria si parla in genere di «soft CLIL», ovvero di progetti di portata e durata limitata che possano essere circoscritti in alcune settimane e analizzati a 360 gradi sia prima del loro varo che durante e dopo lo svolgimento. Una quantità limitata di contenuti, infatti, permette di farsi delle scalette molto dettagliate e analizzarle successivamente in un’ottica di miglioramento continuo.

CONCETTI CHIAVE DEL CLIL

La lezione frontale tipicamente determina uno scarso «spazio» nel quale lo studente si possa esercitare. La lezione CLIL nella Scuola Primaria non è mai frontale, ma laboratoriale, perché al fine di superare la barriera linguistica prevede un ampio spazio dedicato a compiti pratici.

La task-based methodology, ovvero un procedere per singoli compiti (di tipo esperienziale, per esempio, come esperimenti o osservazioni sul campo) può essere molto motivante.

Un altro concetto di grande importanza per la didattica clil è lo scaffolding, ovvero la strutturazione. Poiché non tradurremo, ma ci esprimeremo con una lingua che i bambini non padroneggiano, è fondamentale concatenare i concetti in modo tale che gli alunni siano in grado di capire e anticipare in parte le sequenze. Grande importanza in questo senso hanno le definizioni, che vanno presentate in modo multimodale (con l’aiuto di immagini, video e altro) al fine di essere certi che ognuno abbia inteso gli oggetti della lezione e il loro interagire.

    ANALISI DEI PREREQUISITI

    Il punto forse di maggiore importanza nella fase di progettazione è l’analisi dei prerequisiti al percorso. Analizzando bene il materiale e gli strumenti disponibili, il docente deve capire:

    • quale vocabolario pregresso va previsto nel bagaglio (attivo e passivo) dello studente;
    • quali funzioni comunicative devono essere gestite dagli alunni.

    Se i componenti della classe non condividono competenze uniformi, può essere opportuno prevedere la formazione di coppie o macrogruppi in un’ottica di didattica cooperativa. Inoltre, è sempre buona regola dedicare degli spazi al ripasso e al consolidamento delle informazioni di base, specie quelle ritenute chiave per dare struttura (scaffolding) ai concetti successivi.

    Suggeriamo di immaginare in anticipo tutto il percorso in modo assai dettagliato. Qualsiasi variazione – eventuali scostamenti da quanto prefigurato, o un rendimento degli alunni non conforme alle competenze attese – va opportunamente registrata per una verifica ulteriore. Tenere una sorta di «diario di bordo» sarà molto utile! 

    ANALISI DEGLI ESITI

    Non meno importante sarà l’analisi degli esiti: non solo per la valutazione del singolo studente, ma soprattutto come bilancio complessivo delle attività e dell’ordine in cui sono state presentate.

    Se la lezione è stata incentrata sulle abilità di speaking, una griglia di osservazione ci può offrire una panoramica completa delle competenze dell’alunno.

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    Particolarmente importante è effettuare questa osservazione in momenti diversi, in modo da misurare un eventuale progresso nella competenza dello studente e della classe.

    Più ancora delle conoscenze lessicali o contenutistiche acquisite, infatti, è proprio il delta nelle competenze a confermarci la buona riuscita del progetto.