Neuroni a specchio e acquisizione del linguaggio: indicazioni utili ai docenti di lingua per attività spontanee e strutturate

Neuroni a specchio e acquisizione del linguaggio: indicazioni utili ai docenti di lingua per attività spontanee e strutturate

ARTICOLO SCRITTO DA: CLAUDIA ADAMO, AUTRICE LONDON TEACH

Il tempo atmosferico viene affrontato a livelli di difficoltà crescente nel corso di tutta la Scuola Primaria.

In particolare, nell’arco dell’ultimo triennio, il tema weather si lega agli argomenti seasons e clothes, e spesso anche alla memorizzazione dei mesi dell’anno. In questo articolo offriremo alcuni suggerimenti concreti ai docenti di scuola primaria del triennio, per strutturare l’insegnamento ludico del tempo atmosferico.

La sfida, quando si ha a che fare con bambini non più piccoli o preadolescenti, è rendere accattivanti i contenuti, facendo attenzione a non presentarli in modo infantile. Non è una sfida banale, perché oggettivamente le competenze del livello A1 (ovvero il target per la Classe Quinta), per quanto relative a una ormai buona dimestichezza con la lingua, permettono di articolare testi ancora molto semplici e riferiti a concetti quotidiani. Diventa quindi necessaria una certa fantasia per circoscrivere l’automatico ricorso a banalità (infantilismi) nell’apprendimento di frasi e parole comunque ancora molto «basiche».

 

Accorgimenti utili per coinvolgere gli alunni del triennio

Tutti gli animali hanno un codice di comunicazione condiviso, che potremmo genericamente definire linguaggio. Alcune specie hanno codici estremamente semplici, altre hanno codici complessi. Ma, nel regno animale, solo l’essere umano ha sviluppato un codice così articolato e complesso, capace di veicolare una gamma potenzialmente infinita di concetti, fatti ed idee.

È affascinante addentrarsi nel mistero del linguaggio perché rappresenta la vera chiave dell’umanità, ovvero ciò che ha reso gli uomini esseri del tutto speciali. Tutto è nato con una mutazione genetica che ha permesso al nostro apparato fonatorio di eseguire movimenti estremamente sottili, consentendoci di emettere suoni estremamente precisi, combinando l’espirazione dell’aria con una serie di posizioni della bocca e della lingua.

Il linguaggio non è emerso da un pensiero astratto, ma da una nuova possibilità di movimento e di controllo preciso su quei movimenti. La capacità di produrre suoni precisi e stabili (essendo suoni prodotti con la voce, si definiscono foni) in sequenza ha dato origine a una serie di combinazioni, e queste combinazioni sono diventate significative nell’ambito della comunicazione tra individui dello stesso gruppo. È la possibilità fisica di formulare parole, unita all’urgenza comunicativa, che ha generato il linguaggio.

Ogni singola lingua, se la guardiamo da questo punto di vista, appare come un grande puzzle. Le lingue umane sono “doppiamente articolate”, nel senso che possiamo formare combinazioni su un doppio binario: combinando varie parole possiamo formare infinite frasi, combinando vari fonemi possiamo formare infinite parole (l’unica altra specie che ha un linguaggio doppiamente articolato sono i fringuelli).

Nel linguaggio umano, quindi, l’unità minima non è la parola, ma il fonema (definiamo fonema il fono che ha acquisito in quella lingua una funzione ed un significato e che è diventato l’unità minima con cui si costruiscono le parole). L’italiano, in definitiva, è un puzzle formato dalla combinazione di 31 fonemi (7 foni vocalici e 21 foni consonantici), l’inglese è formato da 44 fonemi (20 foni vocalici e 24 consonantici), e così via.

Di conseguenza, le due considerazioni fondamentali da cui dobbiamo partire sono: 1) il linguaggio è un sistema combinatorio, la cui base è una serie finita e definita di suoni fonetici; 2) per realizzare ognuno di questi suoni fonetici dobbiamo produrre un movimento preciso, sempre nello stesso modo, al fine di pronunciare sempre lo stesso fonema.

Se cominciamo a trattare la lingua con queste specifiche categorie, la nostra prospettiva si sposta dal piano esclusivamente semantico a un piano diverso, nel quale l’aspetto motorio e la consapevolezza fonologica (ovvero il fatto che il bambino sappia riconoscere consapevolmente i suoni della lingua e i movimenti che li producono) assumono un ruolo molto importante.

Come avviene l’acquisizione del linguaggio naturale

Il bambino comincia ad ascoltare i suoni del linguaggio quando è nell’utero materno: non a caso, l’udito è il primo senso che noi sviluppiamo. Appena nato, il bambino guarda spontaneamente il volto, concentrandosi particolarmente sulle aree più mobili, come la bocca e gli occhi.

Gli esseri umani hanno una sorta di “programma genetico” per imparare il linguaggio, quindi mettono in atto una serie di azioni spontanee ed istintive che permettono loro di acquisire la lingua madre. Il primo passo è puntare il proprio sguardo e la propria attenzione verso il parlante.

I cuccioli umani imparano a parlare contemporaneamente con gli occhi e con le orecchie. Infatti, nella prospettiva secondo cui il linguaggio è un movimento, esso viene imparato per imitazione, come camminare, prendere, mangiare, osservando gli altri. Le informazioni uditive sono strettamente intrecciate con le informazioni visive.

Responsabile di questa acquisizione è una struttura molto antica del cervello umano, ovvero una classe particolare di neuroni detti “neuroni a specchio“. Sono neuroni che si attivano quando vediamo fare un’azione e che ci portano a immedesimarci in quell’azione.

Quando vediamo una persona che parla, grazie ai neuroni a specchio si attiva l’area cerebrale che rappresenta il nostro apparato fonatorio e, in modo implicito ed inconscio, ripetiamo nel nostro cervello i movimenti fonatori che osserviamo fare.

Questo è il modo in cui arriviamo a comprendere velocemente e facilmente quando ci parlano ed è il modo in cui abbiamo imparato la lingua madre da piccoli. L’acquisizione del linguaggio dipende fortemente dalla possibilità di avere un rapporto stretto con il parlante e di poter osservare il suo viso quando pronuncia, perché tramite i neuroni a specchio, osservando il volto che pronuncia mentre ascoltiamo il suono, il nostro cervello si rappresenta e impara i movimenti articolatori necessari per produrre quei suoni.

Attivare i neuroni a specchio in classe: accorgimenti sensoriali

Una volta maturata questa consapevolezza, come docenti, non possiamo fare a meno di trarre insegnamenti pratici su come condurre la lezione di lingue a scuola. Ovviamente, non sarà possibile avere un rapporto 1:1 come nella diade madre-bambino, che permette ai due soggetti coinvolti di stare alla distanza ottimale e di interagire direttamente, bensì noi insegnanti ci rivolgiamo a un intero gruppo.

Tuttavia, possiamo prendere delle misure per ottimizzare le nostre lessons. In primo luogo, assicuriamoci che ci sia una buona acustica in aula. Per ottenere l’informazione corretta, infatti, il cervello dello studente deve integrare le corrette informazioni visive e uditive. Dobbiamo, quindi, essere certi non solo che la nostra voce arrivi bene in tutti gli spazi della nostra aula, ma anche che il suono non giunga deformato da eco o riverberi. Potete verificare l’acustica della vostra aula ponendovi al centro e battendo le mani: ascoltate e verificate se il battito suona nitido, o se invece c’è un effetto eco.

Per evitare l’eco, è molto importante che l’aula sia dotata di tende e che alle pareti ci siano scaffali o altri mobili che spezzino la continuità del muro. Se i soffitti sono alti, sono utili controsoffitti con pannelli fonoassorbenti. La voce può essere distorta se dobbiamo urlare per farci sentire in fondo: ciò danneggia le corde vocali e non è positivo da nessun punto di vista. In questi casi, può essere una buona idea dotarsi di un altoparlante con microfono e casse, che garantisca che il suono arrivi bene a tutti.

Altrettanto importante è che gli alunni possano vederci bene in volto, per questo dobbiamo averli davanti a noi e non lateralmente. A volte, la disposizione dell’aula rende impossibile avere tutti gli studenti in posizione frontale. In questo caso, possiamo considerare di riprendere il nostro volto con il cellulare e proiettarlo sulla LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) in modo che tutti possano osservare chiaramente i movimenti della bocca.

Un altro accorgimento riguarda la scelta delle risorse per la listening comprehension: ovunque sia possibile, scegliamo video nei quali si veda il parlante che parla, possibilmente inquadrato in primo piano. I bambini imparano la lingua e la pronuncia anche ascoltando gli audio, ma l’effetto sarà migliore se possiamo fornire loro le informazioni attraverso un audio-video.

Attirare l’attenzione sul volto e sulla bocca

Un buon consiglio da seguire è quello di attirare l’attenzione degli alunni sul nostro volto. Si può fare in molti modi: il primo e più importante accorgimento è essere espressivi e utilizzare la mimica quando si parla. Mostriamo con il dito la bocca per attirare lo sguardo alle nostre labbra mentre parliamo. Facciamolo sempre quando ripetiamo o facciamo ripetere le parole-chiave della lezione.

Ci sono anche altre idee che possiamo usare per attirare l’attenzione sul nostro volto. Eccone alcune:

  • accorgimento teatrale della luce: quando andiamo a teatro, nella stanza buia il fascio di luce illumina ciò che vogliamo che lo spettatore guardi. Proviamo a utilizzare simili accorgimenti: se siamo in un luogo dove possiamo tirare le tende e quindi creare penombra, possiamo tenere illuminata (basta la torcia del cellulare) solo la nostra faccia mentre parliamo. Questa tecnica è particolarmente utile, per esempio, durante uno storytelling, che di tutte le attività scolastiche forse è quella che ha una componente teatrale maggiormente spiccata.
  • Il leone di Metro Goldwyn Mayer: questo accorgimento è soprattutto adatto quando facciamo fare dei giochi di pronuncia ai bambini stessi. Facciamo un buco circolare in un cartoncino, e infiliamo la testa in questa sorta di “schermo”. L’attenzione cadrà così sul viso che “sbuca” dallo schermo.

Ripetizione multisensoriale

Questi giochi possono essere utilmente adattati a diverse fasce d’età e risultano utili per alunni di tutti i livelli linguistici, compresi quelli fluenti in inglese.

  1. Read my lips: In questo gioco, gli studenti devono indovinare ciò che viene detto “senza voce”, affidandosi solo alla lettura del movimento delle labbra. La lettura del labiale non è affatto un’attività semplice e va strutturata con cura per avere successo. Si consiglia di prendere ispirazione da approcci come quelli proposti da Reading Lips Academy, che organizza attività di lettura delle labbra partendo dai fonemi più semplici da riconoscere fino a quelli via via più complessi. I fonemi labiali sono i più facilmente riconoscibili solo guardando, mentre occorre una certa esperienza per riconoscere i fonemi centrali o articolati nella parte posteriore della bocca solo leggendo il volto. Seguire esempi come quelli offerti da questa app, o app simili, può avere un grande impatto nell’insegnamento consapevole e strutturato della fonetica. Per rendere maggiormente interessanti questi esercizi, si consiglia di utilizzare una logica di gamification: dividere i bambini in squadre e organizzare delle sfide, gestendo i punteggi e prevedendo eventuali premi. Oltre alle app che si occupano di lettura delle labbra, c’è anche il libro Gateway (adatto alla scuola secondaria), il quale prevede delle attività basate sul lips reading.
  2. Gioco dello Specchio: Se insegniamo a bambini piccoli, può essere divertente attirare l’attenzione sui volti, facendo giochi di imitazione a coppie. I bambini, uno di fronte all’altro, pronunciano le parole indicate dal docente, e il bambino “specchio”, posto di fronte a lui, ne imita tutti i movimenti in modo silenzioso.

Gioco dell’Eco: In questo caso, l’imitazione non è contemporanea, ma successiva. I bambini sono sempre suddivisi in coppie che si guardano l’un l’altro. Un bambino pronuncia una parola e l’altro studente la ripete, solo dopo averla sentita.

Consapevolezza metafonologica

La consapevolezza metafonologica è un obiettivo fondamentale, la cui importanza va sottolineata, specialmente per chi insegna inglese agli italofoni. Come menzionato all’inizio di questo articolo, i fonemi italiani sono 30, mentre quelli della lingua inglese sono 44, il che significa che l’inglese ha più di suoni rispetto all’italiano.

I fonemi che non esistono in italiano, ma che sono presenti in inglese devono essere insegnati in modo esplicito. Inoltre, prima di introdurre la lingua scritta ai bambini, è importante assicurarsi che siano in grado di riconoscere consapevolmente e oralmente i vari fonemi che pronunciamo. Ciò significa che devono essere in grado di distinguere, per esempio, se una parola inizia con il suono “b”, “p”, “f”, o “s”.

È consigliabile svolgere giochi di consapevolezza fonologica, soprattutto sui fonemi inglesi che possono essere facilmente confusi per gli italofoni, tra cui:

  1. il fonema fricativo interdentale sordoθ” (presente, per esempio, nella parola mouth) e il fonema fricativo interdentale sonoroð” (presente, per esempio, nella parola mother). Il fonema fricativo interdentale sordo può essere confuso dagli italofoni con /f/ o /s/, mentre il fonema fricativo interdentale sonoro può essere confuso dagli italiani con il suono /d/. È importante esercitarsi nella discriminazione fine di questi suoni perché hanno un significato distintivo (per esempio, fin e thin hanno significati diversi).
  2. Il fonema aspirato “/h/”. In italiano, non abbiamo il fonema aspirato, mentre nella lingua inglese l’aspirazione è udibile. È importante far diventare sensibili all’aspirazione per percepire la differenza, per  esempio, tra hall e all.
  3. È indispensabile dare grande attenzione ai suoni vocalici, poiché in inglese ce ne sono molti e la differenza tra di loro è sottile all’orecchio di un bambino italofono. Allenarsi a sentire la differenza tra cut e cat, per esempio, è estremamente importante, così come lavorare sulla percezione della differenza tra il suono vocalico in parole come hit e heat.

Ricapitolando, i giochi di consapevolezza fonologica sono molti, ma il primo accorgimento che dobbiamo adottare è ricordare che la vista e l’udito collaborano, quindi, particolarmente quando lavoriamo sui fonemi “critici”, è bene considerare l’acustica dell’aula, assicurandoci di una buona visione del volto e prestando attenzione ai movimenti della bocca.