Function words vs Content Words: come funziona l’inglese parlato

Function words vs Content Words: come funziona l’inglese parlato

ARTICOLO SCRITTO DA: CLAUDIA ADAMO, AUTRICE LONDON TEACH

Una delle competenze linguistiche che sono alla base della comprensione e della produzione verbale, ma che tendiamo a dare per scontato e non approfondire al livello di didattica, è la capacità di scandire una frase, ovvero di percepire le parole che la compongono.

Questa è un’operazione che, in lingua madre, abbiamo cominciato a fare sin dai primissimi giorni di vita: la madre parla con il bambino e il bambino processa il linguaggio. Questa processazione è innata: Chomsky parla del L.A.D. (acronimo per Language Acquisition Device), come di una sorta di “software biologico” comune a tutti gli umani, che si attiva inconsapevolmente non appena siamo esposti al linguaggio. Il L.A.D. ci permette di imparare a comunicare e parlare, grazie a una serie di operazioni di tipo analitico e statistico che potremmo paragonare al “data mining” fatto da un potente computer.

Quando la mamma parla con il bambino, utilizza il linguaggio naturale in una forma semplificata. La semplificazione riguarda spesso la velocità e la complessità dell’enunciato, ma gli enunciati del linguaggio naturale sono oggettivamente complessi: per fare un esempio, il bambino è esposto da subito a frasi complete (l’unità di comunicazione del linguaggio naturale non è la parola, bensì la frase). Ogni frase è composta da alcune parole, molte sillabe e diverse decine di suoni fonetici. Il bambino  con il tempo comincia a percepire che quella stringa di suoni che sente è in realtà una successione di unità discrete e che l’ordine di quella sequenza è fondamentale per la formazione del significato.

Se pensiamo alla nostra esperienza di discenti e cerchiamo di ricordare quando per la prima volta siamo stati esposti a frasi e discorsi in una lingua che avevamo appena iniziato a studiare, dobbiamo convenire che trovare il bandolo è una operazione notevole. All’inizio, il bambino non conosce nulla di quella lingua: non sa le parole, non conosce le regole con cui quelle parole si assemblano. Ha solo il dato sensibile, ovvero la sequenza di suoni fonetici e pause. 

Non è affatto banale saper scandire una frase, riconoscendo e suddividendola in parole: ce ne accorgiamo quando siamo esposti a una lingua straniera con la quale non abbiamo dimestichezza. La nostra percezione è quella di ascoltare una sequenza di suoni, nella quale faticosamente ci orientiamo, cercando di suddividere le parti e interpretando il contesto semantico, nonché il ritmo, l’intonazione e le pause.

Quando il caregiver si rivolge a un bambino piccolo, attua inconsciamente una serie di strategie volte a semplificare la comprensione del linguaggio (potremmo definire questa serie di strategie tipiche del linguaggio motherese o parentese): tra queste c’è il fatto che le frasi utilizzate siano spesso strutturalmente semplici e ripetitive, con una struttura sintattica di facile “lettura” (frase minima o frase con poche espansioni, che spesso ripetute tramite anticipazione. Per esempio: Vuoi un biscotto? Il biscotto, lo vuoi?) Questa mediazione da parte del caregiver è sufficiente per aiutare il cervello dei bambini a orientarsi nella complessità della frase. In effetti, tutti gli adulti del mondo tendono a mediare nello stesso modo:

  • parlano in modo più scandito e lento;
  • usano frasi leggermente più semplici;
  • ripetono spesso le frasi;
  • parlano di cose che il bambino può sperimentare (oggetti da vedere e toccare), in modo da dare la massima concretezza al discorso;
  • sono ridondanti dal punto di vista comunicativo: ripetono, indicano, usano la mimica e le onomatopee;
  • tengono gli atti di comunicazione linguistica limitati a durate brevi e si assicurano spesso dell’attenzione e comprensione da parte del bambino.

Abbiamo spiegato questo fenomeno perché crediamo che comprendere come “funziona” naturalmente l’acquisizione del linguaggio sia molto utile all’insegnante che si appresta ad insegnare l’inglese come L2. Vedremo nel corso di questo articolo come usare la consapevolezza dei fenomeni “nativi” di acquisizione per potere insegnare la lingua in un modo strategico.

Insegnamento della L2: le differenze con l’esposizione naturale

Quando insegniamo una lingua nel contesto scolastico non è sempre facile ripetere le specificità del modello naturale. I motivi sono tanti, tra i quali:

  • spesso, più che frasi, si ritiene che sia facilitante proporre  singole parole. I bambini, quindi, non vengono esposti a frasi complete, ancorché semplificate, bensì al vocabolo isolato. Per quanto ciò sia spiegabile con la necessità di illustrare il significato e connettere la forma inglese al concetto (per esempio, mostriamo una matita e diciamo pencil), questa pratica non aiuta il bambino a imparare a scandire la frase e quindi a riconoscerla e a isolarla, un domani, in un contesto.
  • nell’interazione scolastica non c’è il rapporto 1:1 che facilita la comprensione del testo grazie al costante monitoraggio, e spesso neppure il tempo necessario per le frequenti ripetizioni, che  aiutano i bambini  ad analizzare ciò che sentono. 
  • la ripetizione di frasi in modo ridondante (fenomeno costante del motherese o parentese), porta il cervello dell’ascoltatore a concentrarsi anche sugli aspetti fonetici e soprasegmentali e fare ipotesi sulla lingua, necessarie per decifrarne il codice. Se sento una frase una volta sola, tutta la mia attenzione è puntata alla semantica, ma se sento una frase molte volte, e so già cosa vuole dire (per  esempio la mamma dice “vuoi un biscotto?” quando mi offre un dolce), il mio cervello inizia a “notare” degli aspetti formali della stringa della frase, e comincia a fare ipotesi (per esempio, potrei notare l’intonazione ascendente e collegare questo tipo di intonazione al fatto che la mamma si aspetti un sì o un no come risposta). 

L’esposizione scolastica della lingua è una esposizione spesso a parole singole. Di conseguenza, gli alunni non analizzano inconsciamente il linguaggio, ma si limitano a imparare parole.

La mediazione linguistica affidata allo scritto: una scelta innaturale

Quasi tutti i libri di inglese in adozione in prima elementare presentano le parole in forma scritta. Il motivo per il quale questa pratica è molto sbagliata è che i bambini che stanno imparando a leggere l’italiano, applicano spontaneamente le regole dell’italiano all’inglese e leggono la parola  “come si scrive”(per esempio: writE, lisTen, rEAd). Esiste  un ulteriore aspetto negativo che si applica alla scansione della frase: nel testo scritto le parole sono convenzionalmente separate da spazio. Per esempio How are you? è scritto come tre parole separate da uno spazio uguale. Così viene scritto, così il cervello dell’alunno  si rappresenta la frase. Purtroppo, in inglese, quando chiediamo How are you?, non diciamo HOW-ARE-YOU, ovvero non pronunciamo tre parole separate da uno spazio uguale. Al contrario, pronunciamo un’unica parola, ovvero una stringa senza pause che suona all’incirca così: Howryou (abbiamo rappresentato con lettere grandi quelle rilevate e pronunciate con un volume maggiore e una maggiore definizione).

Se il nostro cervello si rappresenta una frase con la forma HOW- ARE -YOU, farà molta fatica a riconoscere all’orecchio la medesima frase pronunciata come è naturale che sia (connected speech). Quindi, esponendo i bambini precocemente al testo scritto (prima che abbiano imparato la forma orale della lingua o almeno delle frasi target), noi li portiamo a rappresentarsi una lingua diversa da quella parlata.

La scrittura è una forma simbolica della lingua, che utilizza delle convenzioni che non rispondono letteralmente ai fenomeni del parlato. Il parlato inglese assomiglia molto a una canzone. Esiste una melodia, per cui la voce scende e sale, ed esiste un ritmo, per cui è assolutamente importante percepire quali parole siano sotto accento tonico (chiaramente articolate) e quali siano “off beat”. 

L’italiano, lingua isosillabica, non funziona così. Per questo, nell’insegnare agli alunni italofoni a scandire le frasi che ascoltano (processo indispensabile per la listening comprehension) è necessario accertarsi che abbiano interiorizzato la forma orale corretta e naturale delle frasi, prima di incontrarle in forma scritta. Se il bambino ha già acquisito la frase orale (o almeno dei modelli assimilabili), potrà incontrarne la forma scritta senza che questo “informi” la sua rappresentazione della lingua parlata.

Function words and content words

C’è un altro aspetto per il quale incontrare una frase scritta prima di avere interiorizzato la forma orale può creare delle difficoltà nella capacità di scansionare la frase e, quindi, di comprenderla. Nella forma scritta, tutte le parole sono rappresentate uguali. Tuttavia, nell’inglese parlato, esistono le “strong forms” e le “weak forms” delle parole. Per forma forte, intendiamo la parola pronunciata compiutamente e chiaramente. Per forma debole, intendiamo la parola pronunciata in modo incompleto o con una qualche degradazione delle caratteristiche fonetiche (pronuncia dei suoni vocalici oppure consonantici). Ciò significa che in inglese le medesime parole possono avere due pronunce diverse, una completa, “forte” e una degradata, attenuata, incompleta, “debole”. Le due diverse pronunce della medesima parola non dipendono dall’accento del singolo parlante, ma è una caratteristica ben codificata della lingua, tanto è vero che i dizionari riportano entrambe le pronunce delle parole che sono suscettibili di questa distinzione.

Per  esempio, il Cambridge Dictionary riporta le pronunce forti e deboli di parole come his, her, have, be, ecc.

Osservando il dizionario, notiamo che non tutte le parole hanno sia la forma forte che quella debole. Qual è, dunque, la differenza tra le parole che hanno registrata solo una pronuncia e quelle che invece ne hanno registrate due? La differenza sta nel fatto che, nella lingua inglese, la parole che possono essere ridotte alla loro weak form sono solo le parole che definiamo “funzionali”, ovvero parole che non hanno un valore “semantico”, bensì che sono necessarie per “incollare” le parole tra di loro nella frase, esprimendo una funzione sintattica o grammaticale (articoli, verbo essere o avere, specie nella forma ausiliare, verbi modali o servili se seguiti da base form, pronomi personali o possessivi, congiunzioni subordinanti o coordinanti e preposizioni). Al contrario, nella frase inglese hanno solo la forma forte le parole che definiamo content words, ovvero le parole che portano un significato proprio (sostantivi, verbi, aggettivi, avverbi , ma anche negazioni –inclusi verbi modali o ausiliari alla forma negativa). Per capire la motivazione di questa differenza basta guardare l’esempio riportato di seguito. 

Call the doctor because my leg is broken.

CALL the DOCTOR because my LEG is BROKEN.

Le parole in forma forte, ovvero pronunciate chiaramente, sono:

CALL DOCTOR LEG BROKEN

In questo modo, le parole “forti”, ovvero complete e ben pronunciate, sono quelle che veicolano il significato. Mentre le parole “deboli” the, because, my, is vengono pronunciate in modo poco articolato e comparativamente meno udibile rispetto alle parole che portano il significato della frase.

Fenomeni fonetici propri delle forme deboli

Abbiamo detto che, nelle forme deboli, le pronunce vengono “degradate”, “ridotte” “semplificate”. Che cosa vuole dire? Per chiarezza, di seguito menzioniamo due delle principali caratteristiche fonetiche delle forme deboli.

 

  1. Le vocali si accorciano e vengono pronunciate in modo più centrale, ovvero l’articolazione avviene all’incirca “sotto il palato”. Normalmente, quando le parole sono pronunciate in forma debole, le vocali cambiano nel senso che la loro articolazione passa da laterale a centrale: per esempio il verbo be nella sua forma forte si pronuncia /biː/ (la i è molto simile alla nostra), mentre nella forme debole la i si accorcia e diventa una forma intermedia tra  la nostra i e la nostra e (/bɪ/).  
  2. Ogni vocale non accentata può potenzialmente trasformarsi in una schwa, che è in assoluto il suono vocalico più indistinto  della lingua inglese, esattamente pronunciata in centro della bocca. 
  3. L’aspirazione iniziale può essere elisa: per esempio his , alla forma debole può essere pronunciato /IZ/.

Oltre a questi, ci sono molti altri fenomeni legati al fatto che le forme deboli non possono stare da sole perché non sono accentate. Di conseguenza, si legano con le parole forti e, in questo legame, (connected speech) avvengono altri fenomeni di coarticolazione o “legatura” tra le parole, come per esempio:

 

  • inserzione di un suono semiconsonantico (w, j, r) tra parole connesse, se iniziano e finiscono con vocale (le semiconsonanti rendono più fluida la legatura tra due vocali); 
  • coarticolazione di suoni vicini. Per esempio in What’s your name, il  suono /t/ e /s/ si articola e va a formare una sorta di /z/.

Importanza didattica di insegnare questi aspetti agli italofoni

Poiché l’italiano non funziona nel medesimo modo, è importante spiegare esplicitamente ai bambini che c’è una differenza marcata nel modo in cui l’inglese viene rappresentato e quello in cui viene letto/pronunciato (la scrittura è diversa dalla lingua orale). Ciò non riguarda solo il fatto che non c’è la corrispondenza fonema-grafema che noi italofoni siamo abituati a considerare biunivoca e molto regolare, ma riguarda anche il fatto che nel parlato inglese alcune parole sono pronunciate in modo “più debole” di altre. Spiegare quando questo può succedere e cosa ciò comporta a livello fonetico, aiuta i bambini a  sviluppare migliori strategie per comprendere l’inglese durante l’ascolto. 

Spesso, si pensa che questo tipo di spiegazioni siano riservate ai soli utenti adulti o di livello avanzato, perché sono fenomeni complessi da studiare. Tuttavia, meno si conosce la lingua e meno vi si è stati esposti, meno strumenti interpretativi si hanno. Spiegare ai nostri alunni la differenza tra content words e function words e allenarli a percepirle in frasi pronunciate naturalmente è un buon esercizio, utile anche in vista dei test invalsi (che, essendo letti da madrelingua, hanno tutte queste caratteristiche).